Dove eravamo rimasti?


Foto della manifestazione “Esperanto: un diritto dell’umanità” di fronte all’Unesco di Parigi nell’ottobre del 1992. Foto della manifestazione “Esperanto: un diritto dell’umanità” di fronte all’Unesco di Parigi nell’ottobre del 1992.

 

Pochi se ne accorgono ma, da secoli e millenni, è in atto una vera e propria battaglia tra le lingue sul nostro pianeta che seguono, in un certo senso, le vittorie sui campi di battaglia o negli scontri tra le varie economie. In effetti, la lingua del più forte tende sempre a dominare quella del più debole.
Alberto Angela in una puntata di "Passaggio a Nord Ovest" sul linguicidio

 

Era necessaria già negli anni ’90 una lingua comune della specie umana. Oggi è indispensabile!
Indispensabile alla difesa della biodiversità linguistico-culturale, indispensabile alle pari opportunità nell’istruzione, nel lavoro, nello sviluppo, nel dare fondamenta alla pace e alla nonviolenza almeno nella comune possibilità di dialogo dell’umanità…
Per l’Europa poi, impegnata nella costruzione di una sovranazionalità da decenni, il diritto alla lingua comune dell’umanità assume il ruolo salvifico e reificante di lingua federale. Lingua federale indispensabile per evitare che la terza guerra mondiale si combatta, in Europa, sul fronte apparentemente incruento del sangue versato ma, cruentissimo osservando che alcuni popoli cercano di dominare gli altri annientandoli nella loro identità linguistico-culturale.
La dominazione e lo schiavismo cambiano di segno, e da fisici divengono mentali.
Con dovizia spiegheremo successivamente le molteplici problematiche che concorrono all’urgenza dell’adozione di una lingua comune dell’umanità e di una lingua federale nell’Unione europea, le iniziative da intraprendere e che, speriamo, intraprenderemo insieme, anche con il tuo aiuto.
Intanto quello che qui puoi leggere è una sorta di “Dove eravamo rimasti?” alle Nazioni Unite e al Parlamento Europeo e, già questi documenti:
- Documento presentato all’ECOSOC sulla lingua internazionale ausiliaria.
- Proposta di risoluzione sulla comunicazione nelle istituzioni e tra i cittadini dell’UE.
- Documento della Commissione Istituzionale del PE sulla (non) comunicazione nell’UE;
preceduti da una introduzione dal titolo “Per comunicare attraverso le frontiere e le culture: una lingua internazionale” prefigurano quella che, oggi, è una emergenza per la giustizia linguistica internazionale, la pace e la biodiversità linguistico-culturale del pianeta, la ripresa del cammino federalista europeo verso gli Stati Uniti d’Europa di spinelliana memoria.
I documenti fanno parte del numero unico di “Partito Radicale” del gennaio 1998.

Partito Radicale dove eravamo rimasti 1998

PER COMUNICARE ATTRAVERSO LE FRONTIERE E LE CULTURE UNA LINGUA INTERNAZIONALE

Nel villaggio globale delle telecomunicazioni si fa sempre più urgente l’esigenza di una lingua ausiliaria di comunicazione che abbia caratteristiche di universalità, di semplicità e facilità di apprendimento. Inoltre, dal punto di vista economico, i costi di traduzione e di interpretazione relativi agli organismi internazionali, alle sedute dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite o del Parlamento europeo, ma anche alla comunicazione interna, arrivano ad incidere fino al 30% del bilancio complessivo di queste organizzazioni. Ogni tentativo di semplificare la comunicazione linguistica adottando come lingua veicolare una o poche lingue tra quelle preesistenti si scontra con l’opposizione dei rappresentanti delle lingue escluse.

Il Partito Radicale individua nell’Esperanto una lingua con le caratteristiche adeguate a soddisfare le esigenze menzionate. Una campagna per la sperimentazione dell’Esperanto, condotta assieme alla “Esperanto-Radikala Asocio”, associazione radicale, ottiene già nel 1994 l’approvazione e il finanziamento parziale da parte dell’UNESCO di un progetto per l’insegnamento dell’Esperanto in un centinaio di scuole di oltre venti paesi.

Su iniziativa dell’ERA, la Commissione europea approva nel 1995 un Progetto di informazione sui costi della (non) comunicazione in Europa. Nel giugno 1996 il Partito Radicale richiede al Consiglio economico e sociale delle Nazioni unite (ECOSOC) l’adozione in sede ONU della lingua internazionale ausiliaria Esperanto. Il documento è al vaglio della Presidenza del Consiglio dell’ECOSOC che ne deve decidere l’eventuale inserimento in agenda.

Al Parlamento europeo viene depositata una proposta di raccomandazione che sollecita l’utilizzo dell’Esperanto come lingua ponte nei sistemi di traduzione e interpretazione e come lingua di riferimento giuridico; propone inoltre lo studio di fattibilità dell’insegnamento dell’Esperanto come “seconda lingua” in tutte le scuole dell’Unione.

Dopo aver superato non pochi ostacoli burocratici e resistenze politiche, un documento di lavoro redatto dai deputati radicali viene iscritto all’ordine del giorno della riunione del 19 gennaio 1998 della Commissione istituzionale del Parlamento europeo.

LINGUA AUSILIARIA INTERNAZIONALE

Documento presentato dal Partito Radicale all’ECOSOC della Nazioni Unite.

1. II problema della comunicazione internazionale nel mondo contemporaneo assume un’importanza notevole in seno alle istituzioni internazionali, in modo particolare in seno alle Nazioni Unite, dove rappresentanti dei popoli del pianeta dibattono questioni molto delicate quali la pace e la sicurezza.

2 Il costo della traduzioni e delle interpretazioni nelle sei lingue ufficiali dell’Assemblea Generale (arabo, cinese, inglese, francese, russo, spagnolo) rappresenta tuttora un quinto del bilancio delle Nazioni Unite. Considerando l’esperienza dell’Unione Europea e delle sue istituzioni, dove questi costi raggiungono i due quinti dell’intero bilancio, si può facilmente immaginare di quanto aumenterebbero i costi per le Nazioni Unite nel caso in cui venissero adottate altre lingue, come potrebbe essere invocato riguardo ad alcune lingue sulla base del numero di persone o di paesi che le parlano (per esempio l’indi, il tedesco, l’italiano, il giapponese, il portoghese).

3. L’evidente impossibilità di adottare le lingue di tutti gli Stati membri impone un problema di equità e democrazia: nonostante il fatto che la maggior parte dei diplomatici e dei rappresentanti sappia esprimersi in una delle sei lingue ufficiali, sono comunque svantaggiati dal fatto che non essere madrelingua.

4. Le difficoltà di comunicazione raggiungono dimensioni ancora maggiori nel caso di organizzazioni non governative che, cercando una partecipazione vasta e di base alle proprie attività in favore delle Nazioni Unite e dei loro principi, si rivolgono ad un grande numero di persone non in grado di usare una lingua straniera, prive dell’ausilio di interpreti professionisti e sprovviste dei costosi mezzi necessari al superamento delle barriere linguistiche.

5. La soluzione a questo problema di comunicazione potrebbe essere l’adozione di una lingua ausiliaria neutra, non appartenente a nessuno in particolare, che permetta a tutti di esprimersi su una base democratica di uguali opportunità linguistiche.

6. La promozione di una lingua ausiliaria internazionale favorirebbe la conservazione dell’ecosistema culturale e linguistico mondiale, poiché la sua neutralità aiuterebbe le lingue minoritarie a non cedere il passo alle lingue dominanti.

7. Inoltre, la promozione di una lingua neutra non etnica potrebbe costituire un consolidamento dell’educazione alla pace e potrebbe rafforzare la cooperazione grazie al superamento dei problemi di comunicazione, ciò che consentirebbe la partecipazione al processo democratico anche a quanti si sentono talvolta esclusi dall’opinione pubblica dominante.

8. Questa lingua internazionale, largamente sperimentata in tutto il mondo per oltre un secolo, esiste già: l’Esperanto è parlato da milioni di persone, ha prodotto una vasta letteratura, e può essere impiegato per condurre qualsiasi tipo di attività rapidamente e con precisione.

9. L’Esperanto è facile da apprendere. Autorità accademiche hanno inoltre dimostrato che, in virtù delle sue proprietà didattiche, la conoscenza dell’Esperanto facilita l’apprendimento di altre lingue. L’Esperanto è la lingua dell’Accademia delle Scienze di San Marino.

10. Nel 1954 e nel 1985 l’Organizzazione Scientifica, Culturale e Educativa delle Nazioni Unite, ha adottato delle risoluzioni in favore della lingua ausiliaria internazionale Esperanto, e nel 1994 ha approvato uno stanziamento in favore di un progetto di comunicazione internazionale riguardante 105 scuole di 29 paesi del mondo.

11. L’adozione, da parte delle Nazioni Unite, di una lingua internazionale come l’Esperanto - in un primo momento come lingua complementare alle sei ufficiali per, via via, diventare la lingua d’uso per tutti i documenti, riservando la traduzione in altre lingue solo ad alcuni testi richiederebbe un investimento iniziale modesto rispetto ai successivi ingenti risparmi, significherebbe une crescita dell’efficienza e, ciò che è più importante, avrebbe come principale risultato l’equità.

PROPOSTA DI RISOLUZIONE SULLA COMUNICAZIONE NELLE ISTITUZIONI E TRA I CITTADINI DELL’UNIONE 

Il Parlamento europeo 

A. Rammentando che il Trattato di Maastricht e, nel 1995, il Consiglio europeo, hanno affermato l’importanza che riveste per l’Unione la sua diversità linguistica, elemento essenziale della dimensione e dell’identità europee così come del suo patrimonio culturale comune;

B. Rammentando che il problema delle lingue potrebbe a lungo termine mettere in pericolo la coesione politica dell’Unione;

C. Rammentando che l’articolo 27 della Convenzione sui Diritti Civili e Politici del 1976, e la Dichiarazione sui Diritti della Persona, recepita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 21 febbraio 1992, riconoscono ai membri delle minoranze linguistiche il diritto di utilizzare le loro lingue;

D. Considerando che i costi di traduzione ed interpretariato dei lavori del Parlamento europeo raggiungono il 33% del suo bilancio;

E. Considerando che le interruzioni dovute ad errori di traduzione sono sempre più frequenti nelle procedure di voto e in altri momenti di lavoro parlamentare;

F. Considerando che il prossimo allargamento dell’Unione Europea a Cipro, Malta, Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria, porterà da 11 a 15 il numero delle lingue ufficiali, passando così dalle attuali 110 possibili combinazioni linguistiche a 210 (senza contare il maltese);

G. Considerando che con il successivo allargamento dell’Unione Europea a Slovenia, Estonia, Lettonia e Lituania, le lingue ufficiali passeranno da 15 a 19, mentre le combinazioni linguistiche diverranno 342;

H. Considerando che con l’allargamento ad altri Stati centro-orientali come Slovacchia, Romania, Bulgaria, Albania, Croazia, Serbia-Montenegro e Bosnia, le lingue ufficiali diverranno 25 mentre le combinazioni linguistiche saranno allora 600;

I. Considerando che con 25 lingue, corrispondenti o quasi al massimo di espansione linguistica, il servizio di traduzione e interpretariato dovrà lavorare con 6 diverse famiglie linguistiche;

J. Considerando che tali successivi allargamenti e il conseguente aumento di lingue influiranno ulteriormente non soltanto sul bilancio del Parlamento ma sul funzionamento stesso del sistema di traduzione e interpretariato com’è oggi concepito;

K. Considerando che attualmente già due lingue nazionali ufficiali, il gaelico e il lussemburghese, non sono oggetto di traduzione e interpretariato in seno alle istituzioni dell’Unione Europea;

L. Considerando che diverse lingue, come ad esempio il basco e il catalano, che godono di uno status ufficiale a livello regionale, non sono considerate come lingue ufficiali dell’Unione Europea, nonostante siano più parlate di alcune lingue ufficiali dell’Unione;

M. Considerando che all’interno degli attuali confini dell’Unione vivono altre comunità linguistiche come le comunità corsa, gallese, sarda, ladina, occitana, frisone, alsaziana.

N. Considerando inoltre che in seno all’Unione Europea esistono delle lingue parlate da consistenti minoranze transnazionali, come le lingue rom, sinti e yiddish;

O. Considerando che con 11 lingue ufficiali l’adozione di una lingua ponte nel sistema di traduzione e interpretariato ridurrebbe il numero di combinazioni linguistiche dalle attuali 11 0 a 24, mentre nello scenario di 25 lingue ufficiali le combinazioni passerebbero da 600 a 50;

P. Rammentando che attraverso un secolo di vita l’Esperanto si è dimostrato strumento semplice ed efficace che ha messo ogni cittadino nelle medesime condizioni di comunicazione;

Q. Rammentando che l’Esperanto è lingua non concorrenziale rispetto ad altre lingue dette etniche, ragion per cui essa salvaguarda la dignità e la vita di ciascuna delle lingue esistenti;

R. Rammentando che in tre diverse occasioni, nel 1954, nel 1985 e nel 1993, l’Unesco ha fatto rilevare ufficialmente l’importanza assunta dalla Lingua Internazionale detta Esperanto come strumento a favore della pace e del perseguimento dei propri obiettivi;

S. Rammentando che le qualità propedeutiche dell’Esperanto per il successivo apprendimento di altre lingue sono state riconosciute in numerosi studi e ricerche universitarie, così come dal Ministero della Pubblica Istruzione italiano (circolare nr. 126 del 10 Aprile 1995);

 

Il Parlamento europeo

1. chiede alla Commissione di realizzare nell’insieme dei paesi dell’Unione una esperienza mirante ad accelerare l’apprendimento delle lingue straniere attraverso lo studio di una lingua pianificata come l’Esperanto;

2. chiede alla Commissione di realizzare uno studio sull’opportunità dell’introduzione dell’insegnamento di una lingua pianificata, quale l’Esperanto, come seconda lingua - o come terza lingua laddove la lingua regionale o minoritaria è insegnata come prima lingua e la lingua nazionale o ufficiale come seconda -, in tutte le scuole primarie e secondarie dell’Unione Europea;

3. incarica il suo segretariato generale di realizzare uno studio sulla fattibilità e sulle incidenze economiche e finanziarie dell’introduzione di una lingua pianificata, quale l’Esperanto, come lingua ponte e lingua di riferimento giuridico nel sistema di traduzione e interpretariato, in particolare prevedendo l’impiego sperimentale dell’Esperanto come lingua ponte nell’interpretariato;

4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Presidente del Consiglio, al Presidente della Commissione, ai presidenti dei parlamenti e ai ministri dell’educazione o dell’istruzione pubbliche degli Stati Membri.

PER UNA AGENDA 2000 DELLA COMUNICAZIONE EUROPEA

Documento di lavoro sulla questione della (non) comunicazione nell’Unione europea
di Gianfranco Dell’Alba, eurodeputato radicale
Parlamento europeo, Commissione istituzionale
Bruxelles, 25 agosto 1997

Documento di lavoro sulla questione della (non) comunicazione nell’Unione europea

di Gianfranco Dell’Alba, eurodeputato radicale

Parlamento europeo, Commissione istituzionale

Bruxelles, 25 agosto 1997 

1. Premesse

Se vi è una questione, importante e urgente, nel processo della costruzione europea, sulla quale vi è un colpevole e imbarazzato silenzio è senza alcun dubbio quella della (non) comunicazione all’interno dell’Unione. Per quanto riguarda la comunicazione tra i cittadini e, soprattutto per la comunicazione in seno alle istituzioni comunitarie, nessuna seria analisi esiste sui limiti del sistema scelto dai padri fondatori (per un’Europa a 61) e sulla sua compatibilità con un’Europa democratica e dei cittadini suscettibile, domani, di essere composta da 25 Paesi. E’ questo ritardo nell’analisi e nella ricerca di nuove soluzioni che dobbiamo assolutamente colmare. Il presente documento di lavoro intende essere un primo passo in questa direzione. Ben inteso, molti altri saranno necessari per affrontare le questioni sollevate qui e le numerose altre che non mancheranno di emergere nel corso delle nostre discussioni e riflessioni.

* Prima questione:

Si può ridurre la questione della (non)comunicazione al dilemma “garantire la democrazia al prezzo di un aumento difficilmente sopportabile delle complicazioni e dei costi del sistema attuale oppure garantire un funzionamento più normale a spese della democrazia” oppure esistono altre vie che il Parlamento e le altre istituzioni dell’Unione dovrebbero esplorare?

* Seconda questione:

Non affrontare il problema della comunicazione non significa forse favorire la supremazia de facto di una o di alcune lingue?

*Terza questione:

Cosa fare per proteggere le lingue ufficiali “meno parlate” così come le lingue regionali e le lingue minoritarie?

Il fine del presente documento di lavoro è dunque quello di tentare d’affrontare tali questioni al di là di qualsiasi tabù e falso pudore. Per questo ho cercato nella prima parte di fare brevemente il punto della situazione attuale; in una seconda parte metteremo a confronto i diversi sistemi di comunicazione adottati dalle organizzazioni internazionali. In una terza parte tenteremo di individuare le funzioni di comunicazione che dovrebbero essere soddisfatte all’interno di un’Unione europea democratica.

2. Diversi sistemi di comunicazione internazionale: loro vantaggi, svantaggi e limiti

a) il sistema detto “svizzero” o “scandinavo”

In questo sistema utilizzato in Svizzera e dalla compagnia aerea SAS, ognuno parla la propria lingua e può comprendere la o le lingue parlate dai propri suoi interlocutori. Generalmente si considera che tale sistema sia difficilmente praticabile al di là di tre lingue. Non può quindi essere preso in considerazione per l’Unione europea.

b) il sistema in vigore nelle imprese multinazionali

È il sistema impiegato dalla maggior parte delle multinazionali. In questo sistema tutti i partecipanti utilizzano la stessa, di solito inglese. Questo sistema presenta l’enorme vantaggio di non implicare il ricorso a strutture di interpretazione e traduzione. Era questo il sistema impiegato, ad esempio, nell’impero sovietico dove il russo era la lingua di comunicazione.

c) Il sistema ONU

Questa sistema, impiegato dalle Nazioni Unite e dalla maggior parte delle organizzazioni internazionali prevede l’uso di 6 lingue ufficiali per le quali sono garantite l’interpretazione simultanea dei lavori e la traduzione dei documenti, anche se all’atto pratico le lingue di lavoro si riducono essenzialmente a due (l’inglese e, in misura minore, il francese).

All’ineguaglianza davanti alla comunicazione che tale sistema implica per tutti coloro la cui lingua materna non è una delle sei lingue ufficiali (inglese, francese, russo, spagnolo, arabo e cinese), si aggiunge un’ineguaglianza tra le sei lingue ufficiali, nella misura in cui una lingua (l’inglese) è - di fatto - più ufficiale delle altre.

d) Il sistema dell’UE

In questo sistema tutte le lingue sono (almeno in teoria) su un piano di uguaglianza. L’interpretazione e la traduzione sono assicurate per tutte le lingue. Nei fatti, come sappiamo bene, alcune lingue si impongono come lingue di lavoro mentre altre fanno le spese di un sistema d’interpretazione sempre più frequentemente costretto a ricorrere a lingue-ponte (1). 

3. Lo stato attuale della (non)comunicazione in seno alle Istituzione dell’Unione

- I costi del sistema

Nella tabella sotto riprodotta, riproduciamo i costi del sistema d’interpretazione e di traduzione per le principali istituzioni dell’Unione nel 1996 (11 lingue). 

dove eravamo rimasti, i costi del sistema

- Svantaggi e limiti del sistema

È incontestabile che il sistema attualmente in vigore permetta di assicurare il principio fondamentale d’uguaglianza in materia di comunicazione, poiché tutti i cittadini hanno accesso ai documenti ufficiali dell’Unione nella propria lingua. In seno alle istituzioni tutti i parlamentari sono in grado di esprimersi nella propria lingua. Conviene comunque relativizzare questo principio generale poiché già attualmente non solo molte riunioni di lavoro ma persino un certo numero di riunioni ufficiali (come certe riunioni delle delegazioni con i paesi terzi per esempio) si svolgono in una o due lingue (generalmente in inglese e/o francese). Su questo punto è importante sottolineare la correlazione che esiste, confermata da diversi studi, tra il diritto all’impiego della propria lingua madre e la frequenza delle domande di parola.

Fattore tempo. In realtà, se la traduzione di tutti i documenti è effettivamente assicurata, vi sono tempi di traduzione diversi a seconda delle lingue. In tale ambito è importante sottolineare che se lo sviluppo dei sistemi di traduzione assistita dal computer avrà indubbiamente degli effetti positivi (essenzialmente un guadagno di tempo) sul sistema così come è concepito oggigiorno, si può difficilmente ritenere che essi possano sostituirsi ad esso o che possano modificarlo sostanzialmente.

Dal punto di vista dei limiti del sistema attuale, è doveroso fare riferimento anche ai problemi d’interpretazione (di “cabina”) sempre più frequenti in occasione delle sessioni plenarie e delle riunioni delle commissioni così come al moltiplicarsi degli errori di traduzione che obbligano sempre più spesso i parlamentari a segnalare al momento dei voti discordanze tra le edizioni linguistiche, provocando momentanee incomprensioni e ritardi nei lavori del parlamento.

Questi problemi che si sono moltiplicati in seguito all’ultimo allargamento dell’Unione con il passaggio da 9 a 11 lingue, sono destinati ad aumentare ulteriormente - e in maniera esponenziale - in occasione dei prossimi allargamenti con il rischio di portare il sistema attuale ad una situazione di vero e propria collasso. Aggiungere una lingua non equivale ad aggiungere un’unità (passare da 11 a 12 per esempio) ma significa moltiplicare il numero delle combinazioni linguistiche (110 nel caso di 11 lingue e 132 nel caso di 12 lingue e così via). Se, come tutto sembra indicare, l’Unione procederà nei prossimi anni ad una serie di allargamenti che la porterebbero, a medio termine, a contare 25 membri, è evidente che i limiti del sistema attuale diverrebbero delle barriere insormontabili. Con un primo prevedibile allargamento, bisognerà, nell’ipotesi fatta dalla Commissione europea, aggiungere 5 lingue (polacco, ceco, ungherese, estone e sloveno) alle 11 attualmente utilizzate, introducendo allo stesso tempo una nuova famiglia linguistica, la slava, alle 4 già esistenti (romanza, germanica, greca e ugro-finnica). Sappiamo che altri sei paesi sono già candidati (Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Bulgaria e Turchia) per un totale di 22 lingue. A questi paesi si devono aggiungere l’Albania, la Serbia, la Bosnia e la Croazia, che, più o meno rapidamente, saranno portate a presentare la propria domanda di adesione, ciò che condurrebbe il totale delle lingue dell’Unione a 25 o 26 (non esistendo più il serbo-croato) e a 600 il totale delle combinazioni.

Infine, non possiamo non menzionare le lingue dette “regionali” e “minoritarie” che sono, per oltre 40 milioni di cittadini europei, “la” lingua materna. 

4. Le funzioni di comunicazione da garantire in una Unione democratica

a) in seno alle Istituzioni europee

La prima delle funzioni che va garantita è quella dell’uguaglianza dei rappresentanti dei cittadini (deputati, membri della Commissione, del Consiglio, ...) davanti alla comunicazione. Ciò implica la possibilità per tutti di esprimersi nella propria lingua.

b) tra le Istituzioni dell’Unione e i cittadini

- comunicazione generale e informazione Se è ovvio che i documenti ufficiali dell’Unione debbano restare accessibili nelle diverse lingue ufficiali, altre funzioni e, in modo particolare, l’accesso rapido alle informazioni concernenti l’insieme delle attività dell’Unione e degli Stati membri dovrebbe essere garantito molto meglio e molto più diffusamente di quanto lo sia oggi Euronews, ad esempio, che fornisce un certo numero d’informazioni, lo fa esclusivamente in alcune lingue).

- protezione di tutte le lingue.

Il sistema di comunicazione dell’Unione deve garantire l’uguaglianza effettiva delle 11 lingue ufficialmente riconosciute attualmente (probabilmente 16 a seguito del prossimo allargamento, una ventina o più a medio termine) ma anche la protezione e la non discriminazione di tutte le lingue dette “regionali” e “minoritarie” (catalano, frisone, basco, corso, bretone, friulano, gallego, occitanico, romancio, sardo, sorabo, gallese, ...) parlate oggi, come lingua materna, da circa 40 milioni di cittadini dell’Unione.

c) tra l’Unione (cittadini e istituzioni) e il resto del mondo.

Con la globalizzazione degli scambi e la transnazionalizzazione dell’economia, non solo le imprese ma anche i cittadini saranno sempre più indotti a dover stabilire delle relazioni con persone giuridiche o fisiche di paesi terzi e, in particolare, con persone di paesi asiatici emergenti dove le lingue in uso sono totalmente differenti da quelle utilizzate in Europa. In diverse occasioni le autorità di questi paesi, in particolare i paesi asiatici, hanno mostrato la loro scarsa propensione a subire l’imposizione dell’inglese come lingua di comunicazione internazionale. Al contrario prendono vieppiù posizione - anche se ancora timidamente in favore dell’adozione di una lingua neutra di comunicazione per la comunità internazionale. 

5. Ipotesi di soluzione per l’UE

L’autore della presente nota auspica che la Commissione Istituzionale decida di redigere un rapporto che permetta di meglio focalizzare e approfondire i problemi qui sollevati e chiede alla Commissione europea - che ha già finanziato studi e progetti su questo argomento dimostrando di non essere affatto insensibile alle ipotesi qui indicate - di studiare le proposte di soluzione precedentemente abbozzate così come ogni altra utile posta di intervento.

a) comunicazione in seno alle Istituzioni - A breve termine, si tratta di affrontare la questione dell’interpretazione e della traduzione i cui costi subiranno un’ulteriore forte aumento a seguito dei futuri allargamenti mentre la loro qualità sarà sempre più discutibile. In altri termini occorrerebbe studiare, tra le varie ipotesi, quella di articolare i sistemi di interpretazione e di traduzione intorno a una lingua-ponte. Secondo questa ipotesi, le scelte possibili sono due: una lingua dell’Unione (secondo diversi studi lo spagnolo sembra essere il più indicato), oppure una lingua neutra (nel qual caso si impone abbastanza naturalmente per caratteristiche storico-linguistiche l’Esperanto). Un tale sistema limiterebbe le “dispersioni” e permetterebbe una notevole diminuzione del numero di interpreti (2 per cabina invece dei 3 o 4 attuali, 5 o 6 dopo gli eventuali allargamenti). Per quanto riguarda la traduzione la lingua ponte potrebbe essere ugualmente usata come lingua di riferimento (giuridico e semantico in senso lato).

b) comunicazione tra cittadini dell’Unione - si tratterebbe di chiedere alla Commissione di proseguire nel quadro delle esperienze già avviate e di condurre in tutti i paesi dell’Unione e quelli candidati all’adesione un ampio progetto-pilota di insegnamento nelle scuole elementari e secondarie della lingua neutra di comunicazione, l’Esperanto, al fine di verificarne le qualità propedeutiche (numerosi studi universitari, tra cui in particolare quelli condotti dall’Università di Paderborn in Germania, hanno messo in rilievo queste qualità propedeutiche dell’Esperanto) e operative (disponibilità e capacità dei professori, ...). 

Note bibliografiche:

- I costi della (non) comunicazione nell’Unione europea.

- Bilancio ‘90 e ‘96 dell’Unione europea. 

(1) Inoltre, molte agenzie dell’Unione impiegano un numero ridotto di lingue ufficiali. L’Ufficio per l’armonizzazione del mercato unico usa quali lingue ufficiali l’inglese, il francese, il tedesco, lo spagnolo e l’italiano; l’Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicomanie di Lisbona impiega l’inglese, il francese e il portoghese; l’Agenzia europea per l’Ambiente a Copenaghen usa l’inglese.