Rita Bernardini in sciopero della fame dal 5 febbraio per l’Amnistia, l’indulto, la riforma della giustizia e del carcere


Dalla mezzanotte di domenica 5 febbraio, Rita Bernardini, coordinatrice della presidenza del Partito Radicale, ha ripreso lo sciopero della fame per l’Amnistia, l’indulto, la riforma della giustizia, la rimozione di tutto ciò che rende illegale l’esecuzione penale, ivi compresi l’ergastolo ostativo e il 41- bis.

La finalità principale dello sciopero è quello di chiedere ancora una volta che la discussione e l’approvazione della riforma dell’ordinamento penitenziario sia estrapolata dal ddl penale, di cui il Senato dovrebbe riprendere l’esame tra non meno di dieci giorni. La richiesta dei radicali ha un senso ben preciso: la delega sull’ordinamento penitenziario non è divisiva e trova l’appoggio di gran parte dell’opposizione, mentre la riforma complessiva del processo penale trova ostacoli non solo dall’opposizione ma anche all’interno della stessa maggioranza. Il ddl predisposto – da tempo dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, infatti, ha avuto un percorso così tormentato che quando la settimana scorsa è finalmente tornato nell’agenda di Palazzo Madama alcuni esponenti dell’opposoizione hanno dato per scontato che la scelta nascondesse uno stratagemma del Pd per precostituire l’occasione di un incidente in Aula e aprire una crisi di governo. Sospetto avanzatop tra gli altri dalla presidente del gruppo Misto Loredana De Petris. 

Lo sciopero della fame è una battaglia intrapresa dall’esponente radicale che si inserisce in quella più generale sul sistema carcerario. In un anno ci sono stati 2500 detenuti in più e i numeri ci dicono che il sovraffollamento è in ripresa. Secondo gli ultimi dati del Dipartimento di amministrazione penitenziaria ci sono 55.381 detenuti su una capienza massima di 50.174 posti. Solo 42 carceri su 191 risultano non sovraffollate. Il trend è in crescita. Partendo dal 31 dicembre 2013 con 62.536 detenuti, si arriva nel 2014 a 53.623, e si scende ancora ai 52.164 nel 2015. Ma dal 2016 la situazione è cambiata e i numeri riprendono a crescere: dai 52.164 detenuti di fine 2015, si è passati a 54.072 del primo semestre del 2016, fino ai 54.653 del secondo semestre. Il sovraffollamento però, come già si è visto, continua a salire anche con il nuovo anno arrivando a 55.381 demai tenuti. Anche i dati sulle detenute madri, nel raffronto statistico tra dicembre 2016 e gennaio 2017, indicano un valore in aumento: quello dei bambini in carcere. A fine dicembre le donne recluse erano complessivamente 37 con 33 figli al seguito, mentre alla fine di gennaio del nuovo anno, le donne recluse in totale sono 35 con 40 figli. Altro problema che non si riesce a sanare è la situazione sanitaria. Il 78 per cento dei ristretti è affetto almeno da una condizione patologica, di cui almeno il 40 per cento una patologia psichiatrica. L’aumento di tale patologia è esponenziale anche perché le Rems – strutture nate come alternativa agli ospedali psichiatrici giudiziari non bastano e tanti malati sono in carcere nonostante la loro incompatibilità. Altro dato preoccupante riguarda l’aids. I nostri penitenziari sono delle vere e proprie bombe epidemiologiche. Solo nel corso del 2015, all’interno degli istituti penitenziari italiani, sono transitati quasi centomila detenuti. Sulla base di numerosi studi nazionali, si stima che cinquemila di essi fossero positivi al virus Hiv, 6500 portatori attivi del virus dell’epatite B e ben venticinquemila coloro che erano già venuti a contatto con l’agente che provoca l’epatite C. Altro problema è il mancato funzionamento della magistratura di sorveglianza in molti Istituti. Ciò provoca ritardi delle risposte alle istanze riguardanti la concessione della liberazione anticipata, della detenzione domiciliare, dei rimedi risarcitori e dei permessi premio. Senza dimenticare la carenza di organico presso gli uffici di esecuzione penale esterna ( Uepe). Troppo pochi sono gli assistenti sociali e psicologi. Ciò equivale a non conseguire una serie di attività ed interventi, tra cui il controllo, il consiglio e l’assistenza, mirati al reinserimento sociale dell’autore di reato e volti a contribuire alla sicurezza pubblica riducendo la recidiva.

Rita Bernardini con il suo sciopero della fame chiede che si affronti questa emergenza che l’indulto e l’amnistia appaiono sempre di più dei provvedimenti indispensabili per ristabilire la legalità all’interno dei penitenziari italiani. Nel frattempo, stasera alle 21, alla trasmissione Radio Carcere condotta da Riccardo Arena, verranno date le informazioni per una mobilitazione generale della comunità penitenziaria, dell’associazionismo, delle istituzioni e dei familiari e amici dei detenuti.

(testo estratto da: Il Dubbio

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