Il crinale tra vita e morte del Partito Radicale, di Laura Arconti, militante, iscritta al Partito Radicale


Il corpo fisico del patriarca giace nel cimitero di Teramo, e nessuno dei suoi figli ha venduto la primogenitura: tanto meno alcuno l’ha comprata. Non ci sono beni materiali da spartire: il lascito è un patrimonio sconfinato di lavoro, di pensiero, di fatica, di metodo, che ha costruito la storia del Partito Radicale ed ha scritto pagine di Storia italiana e mondiale.

Nei primi tre giorni dello scorso settembre si è tenuto nel carcere di Rebibbia – evento storico inaudito ed unico, all’interno di un Istituto di pena – il 40° Congresso straordinario del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito.  Un Congresso eccezionale per molti motivi, non solo per il luogo, ma perché è stato convocato, a norma di Statuto, da un numero elevatissimo di iscritti al Partito: dunque un Congresso “di base”, un Congresso a richiesta popolare.

A quel Congresso sono state presentate e discusse due Mozioni: ha prevalso al voto, con la maggioranza qualificata dei due terzi degli iscritti presenti, la Mozione che si pone l’obiettivo politico di continuare le lotte di Marco Pannella: per l’affermazione dello Stato di Diritto, per il riconoscimento universale del diritto umano e civile alla conoscenza; per la riforma della Giustizia e dell’ordinamento penitenziario, partendo da un primo provvedimento urgente di amnistia e indulto; per il superamento dell’ergastolo ordinario ed ostativo; per gli Stati Uniti d’Europa, secondo la visione del Manifesto di Ventotene firmato da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni.  Nel fissare questi obiettivi, peraltro, la Mozione del 40° Congresso straordinario prescrive tassativamente la chiusura del Partito Radicale se entro il 31 dicembre 2017 non si conseguirà l’iscrizione di almeno tremila aderenti, e se queste iscrizioni – o altrettante - non saranno confermate nel successivo anno 2018.

Negli ultimi quindici anni, a spese del Partito Radicale e della Lista Pannella, sono state create e finanziate varie organizzazioni di ispirazione radicale, nate in occasione di specifiche campagne; è nella prassi radicale creare una associazione di scopo, che deve raggiungere obiettivi predeterminati e poi cessare: come è accaduto, tanto per fare un esempio, con la Lega Italiana per il divorzio.  Anno dopo anno, queste organizzazioni si sono invece strutturate a modo proprio, con agende politiche ed elettorali opposte a quelle del Partito Radicale e contrarie ai loro stessi Statuti, che erano stati stilati in coerenza con lo Statuto del Partito Radicale.

Attivissimi nel sollecitare ed ottenere presenze sui media, questi compagni si preoccupano di render note le proprie iniziative aggettivandole con un generico “radicali” – dando a credere, con ogni documento e dichiarazione o comunicazione, di aver “sostituito” il Partito Radicale.  Di più, l’attività indipendente - e via via sempre più antitetica nei confronti del Partito Radicale - condotta dal Movimento “Radicali Italiani” e da “Associazione Luca Coscioni”, come da altre associazioni minori, non è stata seguita da analoga assunzione di responsabilità finanziaria: tutto si è sempre svolto a spese del Partito Radicale e di Lista Pannella.

Il Partito Radicale è il partito a cui - per Statuto - può iscriversi chiunque, e nessuno gli chiederà da dove viene, dal momento che ha scelto di percorrere il nostro stesso cammino verso il comune obiettivo deciso dalla maggioranza in Congresso, nel rispetto dei Diritto e della nonviolenza.  Le centinaia di iscritti che si sono fatti carico della responsabilità di convocare il 40° Congresso straordinario (chi scrive è fra i convocatori) hanno assistito desolati e profondamente feriti ai comportamenti sempre più gravi ed incalzanti dei gruppi e delle associazioni che un tempo facevano parte del Partito Radicale ma che via via stanno assumendo vita propria non più coerente con i loro originali fini costitutivi ed i loro stessi Statuti.

«Attendevamo da molto tempo che si facesse giorno, eravamo sfiancati dall’attesa» scrisse molti anni fa il Nobel Josè Saramago a Luca Coscioni, mentre nasceva l’Associazione che porta tuttora i suo nome: ebbene, noi convocatori del 40° Congresso ci sentivamo così, nell’attesa che si facesse chiarezza.

Finalmente ieri i sedici membri della Presidenza del Congresso del Partito Radicale hanno inviato agli iscritti ed a tutti i nominativi dell’indirizzario storico una lunga lettera che descrive fatti e documenti qui riassunti soltanto “per titoli”.

Molti ritengono che qualunque mezzo sia ammesso, quando è necessario raggiungere un obiettivo. Marco Pannella ci ha insegnato invece che i mezzi prefigurano i fini. Mezzi poco limpidi qualificano bensì l’obiettivo, ma soprattutto qualificano coloro che tali mezzi hanno pensato e scelto.

L’intento della Presidenza del Congresso Radicale, nell’ufficializzare la loro lettera, è quello di fare chiarezza. D’ora innanzi, in aggiunta agli avversari politici esterni ed alla sordità della maggior parte dei media, il Partito Radicale dovrà affrontare il “fuoco amico” di coloro che si dicono radicali ma da anni lavorano alla separazione da Marco Pannella e dal Partito Radicale, con l’intento di sostituirlo sulla scena politica italiana.  Sarà una lotta dura ma è necessario affrontarla, perché la posta in gioco è la vita del Partito Radicale.

La lettera chiarificatrice della Presidenza segna il crinale tra la vita e la morte del Partito di Marco Pannella: tremila iscritti, o tutto diventerà soltanto Storia passata. Chi scrive, dopo mezzo secolo di militanza leale e silenziosa, incarna la dignitosa mendicità radicale e chiede iscrizioni: perché vuole che il Partito Radicale continui a vivere ed operare e non diventi soltanto Storia scritta.