8 marzo 2017 - Dopo 31 giorni Rita Bernardini sospende lo sciopero della fame


8 marzo 2017 - Dopo 31 giorni Rita Bernardini sospende lo sciopero della fame.

Il ministro incontra i radicali: «delega sul carcere al rush finale». E Rita sospende la lotta. 

Errico Novi, Il Dubbio del 9 marzo 2017. 

Dopo 31 giorni Rita Bernardini sospende lo sciopero della fame. «Ho incontrato il ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha mostrato capacità di ascolto e comprensione per la nostra richiesta: sbloccare la delega sul carcere contenuta nel ddl penale. Lui assicura che l’intero provvedimento sarà approvato a breve», ha dichiarato Bernardini al termine di un colloquio, durato un’ora e mezza, tra il guardasigilli e un’ampia delegazione radicale.

Rita Bernardini scommette su Orlando e dopo 31 giorni sospende lo sciopero della fame. «La lotta nonviolenta presuppone fiducia nel rappresentante delle istituzioni», spiega lei. Così al termine dell’incontro a via Arenula tra un’ampia delegazione del Partito radicale e il ministro della Giustizia, la dirigente pannelliana posta su facebook una foto che la ritrae mentre assaggia una minestra. «Ho perso oltre 9 chili, gli ultimi giorni sono stati difficili ma medici non ne ho voluti vedere, so’ ’ na roccia», assicura. La lotta punta all’approvazione della riforma penitenziaria, una delega bloccata come un ostaggio nella tormentata riforma del processo penale. Viste le difficoltà Bernardini e i radicali chiedono lo stralcio di quelle norme sul carcere. «Ma Orlando è convinto che l’intero provvedimento taglierà il traguardo. Gli ho chiesto espressamente se contempla l’ipotesi di stralciare la delega qualora da Ncd arrivassero ostacoli. Lui esclude la cosa, ha ricordato che venerdì è stata autorizzata la fiducia. Vedremo».

Bernardini sospende e riprende ad alimentarsi, ma ricomincerà lo sciopero della fame il giorno stesso in cui l’intero disegno di legge ricomparirà in aula, la settimana prossima. Oggi nella commissione Giustizia del Senato approda l’emendamento di Orlando sulle spese per le intercettazioni, che ha determinato il rinvio della discussione finale. «Anche Marco ( Pannella ovviamente, ndr) sospendeva le lotte nonviolente dopo gli incontri significativi. Io ho detto al ministro: ‘ Ripongo la mia fiducia in te affinché tu faccia le cose giuste’. Sospendo la lotta perché ho trovato un Orlando aperto al dialogo e alla comprensione del nostro obiettivo». Un’ora e mezza nello studio che fu di Togliatti. Al guardasigilli si unisce il suo capo di Gabinetto Giovanni Melillo. Prima di congedarsi, Bernardini consegna al guardasigilli il libro con le lettere dei 21mila detenuti che hanno aderito allo sciopero della fame in occasione della marcia per l’amnistia dello scorso 6 novembre. «Abbiamo annunciato a Orlando che ci sarà un’altra marcia a Pasqua. La situazione nei penitenziari resta allarmante e lui stesso ha riconosciuto che c’è un trend di aumento della popolazione carceraria. Gli abbiamo ricordato che in 93 istituti c’è un sovraffollamento del 120 per cento, senza considerare le sezioni chiuse». Ma all’attuale ministro la coordinatrice della segreteria radicale non esita a riconoscere precisi meriti: «Innanzitutto un’opera di trasparenza che tra l’altro mi lascia libera di visitare le carceri: nei prossimi giorni sarò a Verona, Vicenza e Trieste. Ha stipulato accordi con le Regioni per far scontare la pena ai tossicodipendenti nelle comunità anziché dietro le sbarre, si preoccupa di assegnare a una struttura quegli stranieri che altrimenti non possono usufruire della detenzione domiciliare. E ha fatto molto anche sul funzionamento dei tribunali». Le divergenze restano. «Ho trovato una chiave, alla fine di questo incontro», prosegue Bernardini, «lui è un riformista, noi siamo riformatori che di fronte alla situazione dei penitenziari chiedono di farla rientrare subito nella legalità». E poi «restano le nostre perplessità su altri aspetti del ddl penale, a cominciare dalla prescrizione e soprattutto dal processo a distanza, che è un’idea del pm Nicola Gratteri, vale la pena di ricordarlo».

L’incontro di ieri era atteso da un paio di mesi. Prima di celebrarlo, Orlando ha preferito aspettare che il ddl penale imboccasse davvero il rettilineo dell’ultimo chilometro. «Una volta tornati nell’aula del Senato ci vorranno dieci giorni, poi un altro piccolo passaggio alla Camera e finalmente si potranno emanare i decreti delegati sul carcere. La lotta va avanti», promette Bernardini. Che ora per Orlando è un’alleata preziosa.